Horti Sangiulianei

Il Giardino e il Poeta
C’è un luogo ad Aprilia che appare come deposto, su quella terra, nello stesso modo in cui a Loreto dicono sia volata a suo tempo la casa della Madonna: inspiegabile in mezzo a una landa selvaggia e offesa variamente dagli umani, sorge un Eden, riassunto di ogni delizia di natura e cultura. Si tratta di quegli Horti Sangiulianei, noti ai giornali, alle guide della Provincia, al Touring Club e agli amanti della poesia (ma non al Comune locale, adeguatamente) che Sangiuliano -appunto - ha creato dal nulla, e tiene in conto come la più delicata e trasparente sua realizzazione. Si tratta di “giardino con poeta”, frutto mirabile di un grande amore, per la natura, per l’arte e per Anali dos Reis, la moglie brasiliana che con passione competente e profonda si cura da vicino di ogni cosa.
Oltre a piante rarissime, soprattutto palme e specie australiane e sudafricane, il giardino ospita un museo di scultura, con opere esposte lungo i camminamenti ed in parte al coperto, ed è sede del Centro Internazionale di Cultura FLORIDA, la prestigiosa istituzione che, fondata in Ardea, dal 1975 è in prima linea per iniziative, proposte culturali e pubblicazioni.
Gli Horti Sangiulianei sono un esempio di umanesimo vigile ed integrale, e tutto, proprio tutto quel che si vede è opera manuale dei proprietari, i quali vivono questa esperienza come metafora dell’esistenza e prova educativa di valore etico.
I giardini - si sa e dice Sangiuliano - si prestano a esser vere opere d’arte, e gli Horti sono, dal punto di vista estetico,un’espressione del tipo “giardino romano”, che il Poeta ebbe modo di teorizzare nei numeri 1 e 2 della rivista Civiltà del Giardino, pubblicata, purtroppo per soli tre numeri, negli anni 1996-97 dal Centro FLORIDA. Fra le opzioni ammesse il “giardino romano” è tale se presenta alcune caratteristiche fondamentali: la recinzione in muro di almeno 2 metri; le piante sempreverdi al novanta per cento; la prevalenza del rosso, del bianco e del grigio, e l’assenza di tinte troppo “isolane” quali il blu e il rosa; la presenza di piccoli manufatti, come sedili, edicole, fontanelle; marcate citazioni di paesaggio esotico. Per questo gli Horti mostrano esemplari in estinzione come la Jubaea chilensis e la Lithraea candicans, e comunque rari come la Magnolia delavay e la Guihayaia argyrata, nonché, su piedistallo, opere di Anselmi, Cavalera, Marisamarini, Martone, Pirrone, Santangeli, Santeusanio, Skylakos e Staccioli.
Opera in corso dal 1989, gli Horti sono anche luogo di ricevimenti, servizi fotografici, mostre d’arte e riunioni culturali di vario genere, nonché meta di gruppi di appassionati che vengono a incontrare congiuntamente il giardino e il poeta. All’ingresso, a chiarire già al primo approccio di quale pianeta si stia per toccare il suolo, c’è scritto, scolpito in pietra della Maiella ad opera di Santeusanio: Ut verborum hortus carmen sic plantarum carmen hortus, (Come una poesia è un giardino di parole, così un giardino è una poesia di piante), e a sinistra l’acrostico di Lunetta, dedicato al Poeta:

S e nell’Ordine Chiuso ti rinserri,
A ria aperta respiri con l’erbario
N ei modi che ti detta il tuo rimario,
G iuntando del bestiario i duri ferri.
I innervi saldamente alla radice
U rgenze e lontananze di poesia:
L ambisci l’immortale tua fenice
I n un volo presente di follia.
A l tempo e alla tua vita la chitarra
N obile accordi come il secco verso
O ve il corso elegante mai non sgarra.

È evidente che gli Horti Sangiulianei sono non solo un bene culturale, ma un vero e proprio vanto della Regione, per quel che sono in sé e per quanto in essi si progetta e si svolge.

Ugo Gentile
su Lazio ieri e oggi n. 6 giugno 2005 pp.186-187

N.B. Ho lasciato Roma per troppo amore: non potevo vederla come ex-Roma, e ho preferito rifarla, nella specie più bella ed originaria. Certo che non potevo rifare San Pietro, il Colosseo e quant’altro di questo tipo, ma non è quest’aspetto, con ogni ossequio, che mi parla più al cuore. Ed è ricominciata un’altra storia: la colonia romana, l’Ottavo Colle, a fare il Lazio più mio di quanto già lo sentivo a guardarlo dal treno, o nel fervore delle scampagnate col tranvetto ai Castelli...Purtroppo non ho legioni a regolare i rapporti con i vicini.
Completa tu, se hai qualche osservazione, il quadro a buon profitto del lettore. Tuo

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